Omaggio a Dario Fo fra risate amare e popolari giullarate

Omaggio a Dario Fo fra risate amare e popolari giullarate

Di Natalia Distefano

Una rassegna per ricordare il premio Nobel In scena Mario Pirovano e Valentina Lodovini

Quando nel 1969 Dario Fo debuttò col suo Mistero Buffo nell’Aula Magna dell’Università statale di Milano, occupata da oltre duemila studenti, il teatro italiano accusò una scossa senza ritorno. Con quella giullarata «io e Franca – amava ricordare il premio Nobel – avevamo rovesciato un luogo comune invalicabile, volevamo dimostrare che nel nostro paese non esistono soltanto la poesia e la cultura aristocratica, ma c’è anche quella popolare, che testimonia un’autonoma vitalità». Insieme con la moglie (e compagna d’arte) avevano messo al centro della scena il teatro stesso, quello medievale intriso di credenze popolari, religione e satira grottesca traghettandolo nella modernità a colpi di grammelot, lingua onomatopeica inventata rubando a vecchi e nuovi dialetti regionali.
A cinquant’anni da quell’esperienza – con allestimenti di Mistero Buffo ormai in tutto il mondo, non solo nei teatri, ma nelle piazze, scuole, fabbriche e chiese – la Sala Umberto ospita tre appuntamenti che rendono omaggio al lavoro di Fo e alla potenza del suo messaggio (in via della Mercede 50, www.salaumberto.com). Si parte domani, alle 18, con la giornata di studi dedicata proprio al suo Mistero, moderata dalla nipote Mattea Fo. Al tavolo dei relatori alcune delle personalità più vicine alla coppia Fo-Rame, come Felice Cappa, autore, regista e amico di Dario e Franca, la loro assistente Maria Teresa Pizza e l’attore e allievo Mario Pirovano, che sempre domani (ma alle 21) interpreterà i monologhi selezionati per lo spettacolo Mistero Buffo 50. Pirovano si calerà nei panni del giullare per riportare in scena alcuni dei tasselli di quell’esordio del ’69: Il miracolo di Lazzaro, La nascita del giullare, La fame dello Zanni, Bonifacio VIII e Il primo miracolo di Gesù bambino. Replicandone la formula senza scenario, né musica e costumi che sollecita l’immaginazione e allo stesso tempo accende l’attenzione sulla narrazione. A completare il trittico per Fo. Martedì alle 21, lo spettacolo Tutta casa, letto e chiesa con Valentina Lodovini diretta da Sandro Mabellini. Un testo costruito sulla risata amara e incentrato sulla condizione femminile, in particolare sulle servitù sessuali della donna andato in scena per la prima volta a Milano nel 1977. All’epoca tra le sue intenzioni c’era quella di sostenere le lotte del movimento femminista. Quarant’anni dopo si rivela ancora prezioso nel denunciare lo status subalterno della donna rispetto all’uomo diffuso (spesso e ancora) su molti fronti della vita quotidiana. Anche nel 2019.

Articolo pubblicato su Corriere della Sera il 20 ottobre 2019.

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